martedì 13 giugno 2017

Comunali 2017 – Chi ha vinto, chi ha perso

Comunali 2017 – Chi ha vinto, chi ha perso


Successo del centrodestra unito e “tenuta” del centrosinistra allargato rafforzano il bipolarismo municipale

 

Il Movimento 5 stelle torna ai livelli del 2012:

piccolo e fuorigioco (ma solo localmente)




L’analisi di questa tornata elettorale presenta alcuni problemi di carattere metodologico. Innanzitutto per il fatto che si tratta di un voto per il comune, dove si presentano liste locali di difficile collocazione politica, e ciò rende complicato il confronto con le consultazioni precedenti. In secondo luogo, come sempre accade quando si tratta di elezioni parziali, nella mancanza di un quadro generale l’attenzione degli analisti si concentra su poche grandi città, col rischio di perdere di vista l’andamento complessivo del voto.
L’Istituto Cattaneo ha cercato di affrontare questi due problemi allargando la prospettiva territoriale ai 25 capoluoghi di provincia andati al voto domenica scorsa e, laddove possibile, aggregando le liste alle principali aree nelle quali si articola oggi il sistema politico. In queste aggregazioni si sono attribuite a centrosinistra e centrodestra tutte le varie liste civiche schierate in appoggio ai candidati di queste aree. Con questa semplificazione abbiamo messo a confronto le elezioni comunali dell’11 giugno con le elezioni politiche del 2013 e il turno comunale precedente (che nella maggioranza dei comuni si è tenuto nel 2012). Le prime rappresentano il momento nascente del nuovo sistema politico tripolare, mentre le seconde sono quelle “omologhe” con le quali il confronto è più corretto dal punto di vista metodologico, sebbene siano “lontane” nel tempo dal punto di vista della proposta politica.
Confrontando i risultati delle elezioni amministrative del 2012 e del 2017, il primo dato che emerge è che gli unici due partiti che guadagnano voti sono entrambi del centrodestra, la Lega nord (+2,6 p.p.) e i partiti riuniti sotto l’etichetta della “Destra” (Fratelli d’Italia, Alleanza Nazionale ecc.). Forza Italia ha subito un calo di 2,2 punti percentuali, che però nell’ottica dell’intera coalizione di centrodestra sono compensati dai guadagni elettorali dei partiti più “radicali”. Nel campo del centrosinistra, si nota una riduzione dei consensi, in termini di punti percentuali, sia per la Sinistra (Sel, Sinistra Italiana, Articolo uno, Rivoluzione civile ecc.) che per il Partito democratico. Per la precisione, la Sinistra perde 1 punto percentuale, mentre il Pd scende in media dal 26,3 al 24,5 (-1,8 p.p.). Il calo più significativo nel confronto tra le elezioni amministrative del 2012 e del 2017 è quello subito dai partiti di Centro (Udc, Scelta civica, Alleanza popolare ecc.), i quali perdono circa 7 punti percentuali. Infine, il M5s mostra segni di tenuta elettorale rispetto al 2012, quando il Movimento era ai suoi esordi a livello amministrativo: in media i cinquestelle raccoglievano l’8,1% dei voti nel 2012, mentre oggi si sono fermati in media al 7,8%. A livello amministrativo, quindi, il M5s – nonostante il suo maggiore sforzo di radicamento e diffusione – è rimasto sostanzialmente fermo a cinque anni fa, con un elettorato “congelato” incapace di estendersi nei comuni.
Se passiamo a confrontare i risultati delle amministrative di domenica scorsa con i dati delle elezioni politiche del 2013, il quadro generale muta in maniera considerevole, soprattutto per il Movimento 5 stelle e i partiti di centrodestra. Nel primo caso, l’espansione dei cinquestelle osservata nel 2013 (quando il M5s aveva raccolto il 25,8% dei voti) subisce una riduzione drastica di -18 punti percentuali. In pratica, a livello locale il M5s è rimasto il “piccolo” movimento/partito degli esordi, quando si presentò alle elezioni municipali per la prima volta e, all’epoca, senza una vocazione maggioritaria. Oggi, a cinque anni di distanza, il partito guidato da Beppe Grillo mostra un elettorato che potremmo definire “a fisarmonica”: si allarga quando la competizione si muove in una dimensione nazionale, mentre si restringe e si rimpicciolisce in chiave locale. È ancora presto per stabilire se questa condizione di elasticità geografica, o strategica, sia destinata a perdurare nel corso del tempo, ma come mostra l’analisi del flussi condotta ieri dall’Istituto Cattaneo è probabile che buona parte dell’elettorato intermittente dei cinquestelle trovi rifugio, più o meno temporaneo, nell’astensionismo delle competizioni locali.
Per quel che riguarda i partiti di centrosinistra, si nota un calo dei voti sia per il Pd (-3,2 p.p.) che per l’aggregato della Sinistra (-1.7 p.p.). Un simile trend negativo, anche se leggermente più marcato, è visibile per i partiti del polo di Centro, il quale passa dall’11,3% dei voti alle politiche del 2013 al 7,2% delle recente tornata di elezioni amministrativa. Per i tre partiti di destra, il bilancio è invece totalmente positivo: Forza Italia cresce di 3,2 punti percentuali, la Destra di 2,3 punti e la Lega di oltre 8 punti rispetto alle ultime elezioni politiche. Dunque, anche da questa prospettiva il centrodestra emerge come il vincitore di questa tornata elettorale, con un aumento dei consensi che, in confronto col 2013, premia tutti i suoi componenti.

Tabella 1. Cambiamenti per partiti/aggregati politici (valori percentuali)
SinistraPd*CentroM5sForza Italia*LegaDestra
Comunali 20125,526,314,08,126.39,32,7
Politiche 20136,227,711,325,820,93,52,4
Comunali 20174,524,57,27,824,111,94,7
Differenza comunali 2017-2012-1,0-1,8-6,8-0,2-2,2+2,6+2,0
Differenza comunali 2017-Politiche 2013-1,7-3,2-4,1-18,0+3,2+8,4+2,3
Fonte: Istituto Cattaneo. Legenda: * = nelle liste del Partito democratico e di Forza Italia sono incluse, laddove presenti, le liste in appoggio allo stesso candidato sindaco, mentre non sono state considerate le altre liste civiche presenti nella coalizione di centrosinistra e centrodestra. Lista dei comuni inclusi nell’analisi (sulla base dei dati ufficiosi disponibili): Alessandria, Asti, Belluno, Catanzaro, Como, Cuneo, Frosinone, Genova, Gorizia, L’Aquila, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Trapani, Verona.

La principale conseguenza delle difficoltà del M5s a livello locale è il quasi automatico rafforzamento della competizione tra le coalizioni di centrosinistra e centrodestra. Come mostra la tabella 2, il bipolarismo si consolida localmente rispetto agli esiti delle politiche del 2013 (che avevano segnato l’avvento del tripolarismo nel sistema politico italiano), mentre mostra solo una leggera riduzione in relazione ai dati delle amministrative precedenti (-2,9 p.p.). Tra i due principali schieramenti, è il centrodestra a mostrare la migliore prestazione elettorale. Se consideriamo anche le liste civiche presenti al suo interno, il bilancio dell’aggregato di centrodestra è nettamente positivo, sia in riferimento alle comunali del 2012 che alle politiche del 2013. Quindi, nel centrodestra l’unione sembra davvero fare la forza delle singole componenti, anche se (come abbiamo visto in precedenza) il contributo maggiore al successo arriva dall’area della destra estrema o radicale. Diversamente, il quadro del centrosinistra è più sfumato. Nell’insieme lo schieramento vede ridurre i suoi consensi rispetto a cinque anni fa di 14 punti percentuali: un dato che spiega anche le difficoltà della coalizione di centrosinistra in alcune sue storiche roccaforti (come Genova, La Spezia, Lucca o Pistoia). Però, se il paragone viene fatto con le elezioni politiche del 2013, e quindi in un contesto di tripolarismo, è evidente la crescita di circa 10 punti percentuali dell’aggregato di centrosinistra. A differenza del centrodestra, dove il traino elettorale è rappresentato dall’area più radicale dello schieramento, nel caso del centrosinistra il contributo più significativo sembra giungere dall’area multiforme del civismo orientato a sinistra, che permette alla coalizione di restare localmente competitiva rispetto alla formazione politica avversaria.

Tabella 2. Cambiamenti per aggregati politici, confronto tra centrodestra e centrosinistra (valori percentuali)
Centrosinistra
(a)
Centrodestra
(b)
Indice di bipolarismo
(a+b)
Comunali 201257,335,192,4
Politiche 201332,929,762,6
Comunali 201743,346,289,5
Differenza comunali 2017-2012-14,0+11,1-2,9
Differenza comunali 2017-Politiche 2013+10,4+16,5+26,9
Fonte: Istituto Cattaneo. Negli aggregati di “centrosinistra” e “centrodestra” sono incluse tutte le liste appartenenti ai due schieramenti (comprese le liste civiche), anche se non coalizzate.

Per concludere, il voto di domenica scorsa mostra l’esistenza (o la resistenza) di almeno due sistemi politici in Italia: quello nazionale, attualmente caratterizzato dalle spinte centrifughe alla disgregazione dell’offerta politica, e quello locale, dove ancora prevalgono le pressioni maggioritarie alla formazione di coalizioni ampie e inclusive. La convivenza tra questi due sistemi è destinata a produrre tensioni e frizioni all’interno delle principali coalizioni, ma ad oggi non sappiamo quale spinta (nazionale-disgregante o locale-aggregante) finirà per prevalere. Molto, ovviamente, dipenderà dalle regole elettorali e dalle interpretazioni che di esse daranno gli attori politici.
Tra i principali partiti al voto, il centrodestra è stato il vincitore di questo primo tempo di elezioni amministrative. Laddove si è presentato unito e compatto, ha incontrato i favori degli elettori e ha aumentato i suoi consensi. È stato un successo legato soprattutto all’espansione dell’area più radicale della coalizione (Lega nord e Fratelli d’Italia-An) che dimostra l’esistenza, a livello comunale, di un elettorato “forzaleghista” che premia le opzioni unitarie o coalizionali. Nel centrosinistra, prevale un’interpretazione in chiaroscuro delle elezioni amministrative: con alcuni segni di difficoltà a livello municipale, ma nell’insieme un risultato che segnala una sostanziale tenuta elettorale, favorita anche dalla buona prestazione delle liste “civiche di centrosinistra”.
Il risultato più deludente è, invece, quello del Movimento 5 stelle, un partito che fa fatica a radicarsi e crescere nei comuni italiani. Dopo cinque anni di amministrazione o di opposizione in alcune realtà cittadine, le liste pentestellate sono rimaste elettoralmente immobili e, mediamente, al di sotto della soglia del 10%. Come abbiamo detto sopra, le consultazioni amministrative offrono soltanto una fotografia parziale dello stato di salute dei partiti e dei loro rapporti di forza. Tuttavia, l’esito di questa tornata elettorale mostra che i giochi, in vista delle prossime tornate elettorali, sono ancora aperti e nessuno, almeno per il momento, ha la vittoria in tasca.

Analisi a cura di Marco Valbruzzi (349 3294663), in collaborazione con Andrea Pedrazzani


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