mercoledì 6 dicembre 2017

''SPIEGATO A RENZI PERCHE' CRESCE LA RABBIA NEGLI ITALIANI

Matteo Renzi nella sua e-news scrive: 
Yes, We Care
Il CENSIS fotografa così l'Italia: il Paese va meglio, ma cresce la rabbia, spesso indefinita. Insomma la ripresa c'è. Ma la ripresa non abbassa il rancore, tutt'altro. È un argomento molto interessante e spiega tante difficoltà dell'Italia di oggi. Io penso che dobbiamo continuare a rappresentare la speranza contro la rabbia. Ma per farlo sono necessarie entrambe le cose: liberare le energie di chi vuole provarci e dare una mano a chi resta indietro. In questo senso aver finalmente attuato il Reddito di Inclusione  è un passo in avanti. Con una battuta oggi in radio ho detto che dobbiamo mixare tra il messaggio di don Milani "I Care" (mi sta a cuore, ci tengo) e quello obamiano "Yes, we can" (noi possiamo). Meglio non giocare con l'inglese, ma l'espressione giusta della nostra campagna dovrebbe essere: "Yes, we care". Prendersi cura e dare delle opportunità, valorizzare il merito e garantire gli ultimi. Ne parleremo molto in campagna elettorale. Perché alla fine più andiamo verso la società dell'intelligenza artificiale, più umanità e sociale saranno decisivi. 
Dice il Paese va meglio ma cresce la rabbia e la ripresa non abbassa il rancore. Bella frase ad effetto. La rabbia e il rancore aumentano perchè leggendo il rapporto Censis si evice che:
''1) Il tasso di disoccupazione è ancora molto alto: il 20,8%, oltre 9 punti in più rispetto al tasso riferito all'intera popolazione in età lavorativa. Il 65,9% dei giovani di 18-34 anni dichiara di conoscere i voucher per il lavoro accessorio e il 53,6% di essere informato dell'esistenza del lavoro interinale o in somministrazione, ma solo il 48,6% conosce il programma Garanzia Giovani e meno di un terzo ha una reale conoscenza delle politiche attive del lavoro.
2) La catena degli effetti dell'invecchiamento della popolazione non risparmia l'area delle persone anziane in cerca di occupazione. Nel 2016 i disoccupati con 50 anni e oltre hanno raggiunto la cifra di 501.000, pari a 17 disoccupati su 100 totali. Se tra il 2013 e il 2016 il numero delle persone in cerca di occupazione si è ridotto di 57.000 unità, con un decremento dell'1,8%, quello dei disoccupati con almeno 50 anni è invece aumentato di 60.000 unità, con una crescita del 13,7%. 
3) Donne e lavoro, tra adattamento e normalizzazione. Le donne migliorano la loro condizione occupazionale nel corso degli ultimi mesi. delle donne in cerca di un impiego, portando il tasso di disoccupazione a crescere di 4 decimi di punto. Nel 1977 il divario tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile era pari a 41,4 punti percentuali. Il primo semestre di quest'anno ci consegna un'immagine ancora non positiva, poiché i punti del divario si sono ridotti notevolmente, ma la distanza da colmare è ancora di ben 18 punti. 

4) Insicurezza e disparità, difficili sfide per la sanità italiana. Continua a crescere la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012). Una disfunzione classica dell'offerta pubblica è la lunghezza delle liste di attesa. Nel 2014-2017 si rilevano +60 giorni di attesa per una mammografia, +8 giorni per visite cardiologiche, +6 giorni per una colonscopia e stesso incremento per una risonanza magnetica. Un'altra disfunzione in evidente peggioramento è la territorialità della qualità dell'offerta. Circa il 64% dei cittadini è soddisfatto del servizio sanitario della propria regione, quota che scende però al 46,6% nel Sud. Durante l'ultimo anno il servizio sanitario della propria regione è peggiorato secondo il 30,5% degli italiani, quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%.
5) L'emergenza permanente della non autosufficienza. Nel 2016 le persone non autosufficienti sono 3.378.000 (l'8% della popolazione, con quote pari al 7% nel Sud, al 5,8% al Centro, al 5,5% al Nord-Est e al 4,7% al Nord-Ovest).  E nell'ultimo anno le famiglie con persone non autosufficienti hanno sperimentato maggiori difficoltà nel sostenere le spese sanitarie (il 51% rispetto al 31,5% del resto delle famiglie). Né trovano consenso tra gli italiani soluzioni come fornire l'assistenza ai non autosufficienti con i robot (il 73% degli over 75 anni è assolutamente contrario).
6) Più intensa, minorile, etnicizzata: i volti della povertà. Sono oltre 1,6 milioni le famiglie che nel 2016 sono in condizioni di povertà assoluta, con un boom del +96,7% rispetto al periodo pre-crisi. Gli individui in povertà assoluta sono 4,7 milioni, con un incremento del 165% rispetto al 2007. Tali dinamiche incrementali hanno coinvolto tutte le aree geografiche, con un'intensità maggiore al Centro (+126%) e al Sud (+100%). Il boom della povertà assoluta rinvia a una molteplicità di ragioni, ma in primo luogo alle difficoltà occupazionali, visto che tra le persone in cerca di lavoro coloro che sono in povertà assoluta sono pari al 23,2%. 
7) I rischi del mancato consenso sociale sull'età pensionabile. L'Italia è il Paese con l'età di accesso alla pensione più alta d'Europa, preceduto solo dalla Grecia. Per gli uomini 66 anni e 7 mesi nel settore pubblico, nel privato e per il lavoro autonomo. Per le donne 66 anni e 7 mesi nel settore pubblico, 65 anni e 7 mesi nel privato e 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome. . E il gap è destinato ad aumentare nel prossimo futuro. In media, l'età alla quale gli italiani pensano che andranno in pensione è 69 anni, ma l'età alla quale vorrebbero andarci è 62 anni. Nel periodo 2007-2017 diminuisce dal 47,8% al 40,8% la quota di cittadini convinti che il loro reddito in vecchiaia sarà adeguato, passa dal 23,4% al 31,2% la percentuale di chi è convinto che percepirà un reddito appena sufficiente a sopravvivere, sale dal 18% al 21,7% la quota che ritiene che avrà un reddito insufficiente''.

Mi pare che la rabbia non sia poi tanto indefinita. Se poi consideriamo gli effetti della mala politica sull' opinione pubblica, leggasi, per esempio, i pasticci delle banche con moltissimi risparmiatori fregati, i tentativi di distruggere la Costituzione più bella del mondo sventati dal 60 per cento di italiani che al referendum del 4 dicembre 2i016 ha votato no, c' è da meravigliarsi non sia scoppiata una violenta rivoluzione,

Nessun commento:

Posta un commento